Insieme, un anno di cura e presenza
Insieme, un anno di cura e presenza
Dicembre è un mese particolare: ci avviciniamo alla fine dell’anno e per tutti gli impegni aumentano, anzi si moltiplicano, tra le questioni da concludere e quelle da preparare per il prossimo anno… eppure in questo mese anche il desiderio di fermarsi cresce e, forse complice l’atmosfera natalizia sempre più vicina, viene anche voglia di riflettere, magari di fare un bilancio dell’anno e di trovare qualcosa per cui essere grati.
Anche per le cooperative sociali, come Samidad, dicembre non è solo un mese di chiusura ma un tempo per raccogliere ciò che è stato seminato: relazioni, percorsi, cambiamenti grandi e piccoli vissuti insieme a tante persone.
Oggi non parleremo di numeri o elenchi di attività (ci saranno un tempo e un luogo istituzionali anche per questo), cercheremo invece di fare il punto di quest’anno, di capire il senso che ci ha accompagnati in ogni gesto educativo, in ogni incontro con le persone che abbiamo seguito, in ogni nostro tentativo, più o meno piccolo, di rendere la nostra comunità più unita e più giusta.
- Non servono i numeri per sapere che si è fatto molto
- Il valore delle relazioni che restano
- Una rete silenziosa ma viva
- La cura non è mai un lavoro solitario
- Sguardo al futuro: nuovi percorsi da costruire
- L’attesa del Natale: accendere luci anche nelle fragilità
- Conclusione: un anno fatto di presenza
Non servono i numeri per sapere che si è fatto molto
Spesso capita di voler contare per capire come è andato un anno: quanti successi abbiamo ottenuto sul lavoro, quanto abbiamo guadagnato, quanti chili abbiamo perso o messo, quanti viaggi abbiamo fatto… vi capita? Anche a noi succede: ci chiediamo quanti bambini abbiamo seguito, quanti incontri abbiamo svolto, quante ore di servizio abbiamo prestato. Eppure in questo lavoro, nel lavoro sociale ed educativo, non si può contare tutto: alcune cose non finiscono nei report, eppure fanno davvero la differenza: il cambiamento in uno sguardo che era triste, una richiesta d’aiuto accolta con gentilezza, una relazione ricucita, una telefonata inaspettata…
Per noi sono queste le cose che misurano seriamente il valore di un anno, e il 2025, quest’anno che sta finendo, ne è stato pieno. E ne siamo davvero felici.
Il valore delle relazioni che restano
Nel corso del tempo abbiamo capito che la forza di una cooperativa come la Samidad, la nostra forza, sta nella capacità di restare: nei progetti a termine, certo, ma anche nelle relazioni che continuano nonostante i finanziamenti che finiscono, anche nelle situazioni che proseguono quando il clamore mediatico si spegne o l’attenzione diminuisce.
È questo che crea fiducia: restare presenti e disponibili. È proprio così che si costruisce una vera comunità e che si generano cambiamenti reali.
Durante questo 2025 sono tante le persone che si sono rivolte a noi o che a qualche titolo hanno avuto a che fare con Samidad: bambini, genitori, assistenti sociali, anziani, persone fragili… alcuni cercavano un supporto immediato, altri hanno iniziato percorsi più lunghi, ma tutti hanno trovato ascolto, rispetto e attenzione. Con tutti loro abbiamo confermato, ancora una volta, che restare fedeli al nostro modo di lavorare, anche nei momenti difficili, è importante tanto quanto le nostre competenze e la nostra professionalità. Questa consapevolezza, insieme a tutte le relazioni instaurate, è quello che vogliamo portare con noi anche nel nuovo anno.
Una rete silenziosa ma viva
Un altro aspetto importante del nostro “bilancio” del 2025 è la “rete”. Cos’è la rete? È un intreccio di persone, di enti, di famiglie, di collaboratori, di volontari. La rete è una collettività a volte invisibile ma sempre essenziale.
In questo 2025 abbiamo potuto contare su:
- la fiducia di tante famiglie,
- la collaborazione di scuole, servizi sociali, comuni,
- la dedizione degli operatori,
- la vicinanza di chi ha creduto nel nostro lavoro, anche solo con una parola o un gesto.
Dato che dicembre è anche il momento giusto per dire grazie, vogliamo approfittarne proprio per ringraziare tutta la nostra rete.
Grazie a chi c’era.
Grazie a chi ha sostenuto, proposto, o anche solo ascoltato.
Grazie a chi ha scelto di lavorare non solo con competenza, ma anche con passione e cura.
La cura non è mai un lavoro solitario
Sì, perché la cura che abbiamo degli altri è un lavoro silenzioso, che a volte passa inosservato, ma che non è mai individuale: ogni operatore del sociale sa che servono una squadra, un contesto, un visione d’insieme che da soli sono si può ottenere.
Per noi di Samidad questa consapevolezza è parte della nostra stessa identità: non vogliamo essere eroi, ma persone competenti e appassionate che si sostengono a vicenda e che non smettono mai di imparare, così da svolgere il nostro lavoro sociale al meglio, insieme, ogni giorno.
Come tutti fronteggiamo la fatica, a volte complessità e complicazioni, forse più di altri rischiamo di essere schiacciati dal peso delle emozioni che accogliamo, ma in ogni momento sappiamo di poterci appoggiare al resto della squadra, alla nostra rete, e cerchiamo di tenere sempre a mente il nostro obiettivo finale, il senso del nostro lavoro: contribuire nel costruire qualcosa che migliorerà la vita di qualcuno. Così riusciamo a superare tutto, così riusciamo a restare anche quando è più difficile, ed è da qui che nasce la nostra forza.
Sguardo al futuro: nuovi percorsi da costruire
E ora che il 2026 si avvicina, mentre stiamo ancora riflettendo sull’anno che finisce, le nostre menti si riempiono già di nuove idee, richiamano domande in attesa di risposta, creano nuove visioni.
Non possiamo ancora svelare i progetti dei prossimi mesi, ma possiamo confermare, con assoluta certezza, che Samidad continuerà a esserci.
Porteremo avanti le novità che abbiamo “in cantiere”, forse ci saranno nuove collaborazioni, magari eploreremo nuove strade. Partiremo dai bisogni reali raccolti e ascoltati sul territorio, e cercheremo di costruire proposte valide che possano, ancora una volta, mantenere il senso della nostra cooperativa e quindi portare dei miglioramenti, grandi o piccoli che siano, nella vita di chi ci incrocia sul suo cammino.
Cercheremo ancora di dare voce a chi non ce l’ha: ci saremo, ascolteremo e ci prenderemo cura, anche nel 2026, di chi ne avrà bisogno.
L’attesa del Natale: accendere luci anche nelle fragilità
Ma se parliamo di dicembre come possiamo non fare un cenno al Natale? E no, non ci riferiamo alle luci, alle canzoni e ai regali: Natale purtroppo non è sempre un tempo felice, e sicuramente non lo è per tutti: per alcuni - troppi - è un periodo di preoccupazioni, solitudini e fatiche. Ed è per questo che il nostro lavoro, anche ora, anche mentre riflettiamo sull’anno che finisce, non si ferma: nei periodi di festa le fragilità pesano ancora più del solito, e noi vogliamo fare qualcosa per alleggerire questo peso, con iniziative che possano accendere una luce nella vita di chi soffre di più, per dire “non sei sola, non sei solo”.
Ancora una volta, Samidad c’è.
Conclusione: un anno fatto di presenza
E quindi, come concludiamo questo bilancio senza numeri? Portando con noi quello che conta davvero: le relazioni, la cura, i percorsi intrapresi e a volte anche conlcusi insieme.
Non è andata come ci aspettavamo un anno fa: qualcosa è andata meglio, qualcosa peggio, ma quello che conta è che tutto ha avuto un senso.
È proprio con questo pensiero che vogliamo accogliere il nuovo anno, con lo spirito che ci guida da sempre e ci spinge a esserci per offrire il nostro supporto non solo con competenza ma anche con delicatezza e umanità.
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"Nessun atto di gentilezza, per piccolo che sia, è mai sprecato."
- Esopo
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